Nel digital signage il vero punto debole non è più la creatività. È la gestione.
Chi integra oggi una rete di display sa che il problema non è “accendere i monitor”, ma mantenerli vivi, aggiornati e sincronizzati con sistemi diversi, da più brand, su più location.
Per i system integrator, questo significa bilanciare tecnologia, margini e scalabilità. E scegliere il vendor giusto fa la differenza tra un progetto sostenibile e un incubo operativo.
Le nuove sfide dei System Integrator
Negli ultimi anni la complessità si è spostata dal contenuto all’infrastruttura:
player e monitor di brand diversi (Samsung, LG, BrightSign, Android)
aggiornamenti firmware continui
gestione di centinaia di device remoti su reti aziendali ibride
richiesta di integrazione con CRM, BI, tool marketing
Serve una piattaforma che parli nativamente con tutti questi mondi, non solo un CMS per caricare video.
Cosa deve offrire un vendor nel 2025
1. Device Management reale
Non un semplice elenco di player online/offline, ma controllo remoto, reboot, update OTA e alert proattivi.
Chi gestisce una rete sa che ogni intervento manuale costa tempo e margine.
2. Architettura aperta
Le API non sono più un “plus”: sono il linguaggio base di ogni integrazione.
Dal CRM al data-feed meteo, il vendor deve offrire documentazione e endpoint chiari.
3. Supporto multivendor e multi-OS
Il mercato non è monolitico. L’hardware cambia, i clienti no.
Chi promette compatibilità solo con “certi schermi” rischia di bloccare la crescita dei partner.
4. Sicurezza e governance
Single Sign-On, gestione ruoli e tracciamento azioni.
Le aziende oggi vogliono controllo, non libertà illimitata.
5. Servizi di onboarding e supporto locale
Nessun integratore vuole passare ore in call con un help desk oltreoceano.
La differenza sta spesso in un supporto tecnico vicino, che parla la stessa lingua — anche culturale.
I principali player a confronto
Sul mercato italiano ed europeo si muovono diversi modelli.